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Qual è la migliore farina per pizza fatta in casa? Il dettaglio che cambia il risultato

Silvia Malvasiadi Silvia Malvasia· 28/08/2026 09:15
Qual è la migliore farina per pizza fatta in casa? Il dettaglio che cambia il risultato

Quando si parla di pizza fatta in casa, tutti pensano immediamente al forno, agli impasti complessi, alle tecniche di stesura. Ma io, dopo trent'anni passati a lievitare impasti in una trattoria lombarda, ho imparato che il vero segreto inizia da un dettaglio che spesso viene sottovalutato: la scelta della farina.

Non è un caso che in Italia ogni regione abbia le sue tradizioni di pizza. A Napoli usano una farina diversa da quella che utilizziamo noi in Lombardia, e questa differenza non è solo una questione geografica. È una questione di gliadina, glutenina, e di come questi componenti interagiscono con l'acqua durante l'impasto. So che ti sembra complicato, ma ti spiegherò perché conta davvero.

Negli ultimi anni, ho notato che molti appassionati di cucina domestica commettono lo stesso errore: prendono la prima farina che trovano al supermercato e si aspettano risultati professionali. Poi si lamentano che l'impasto non lievita bene, che la pizza rimane pesante, che il cornicione non è croccante. La colpa non è loro, ma della farina sbagliata.

Il ruolo fondamentale della forza della farina

Partiamo da un concetto base: quando parliamo di "forza" della farina, non intendiamo che sia dura al tatto. La forza si misura in gradi di prestazione, ed è determinata dalla quantità di proteine presenti, soprattutto dal gluten che si forma quando impasti la farina con l'acqua. È come se la farina avesse una "struttura interna" che dà elasticità all'impasto.

Per la pizza casalinga, la maggior parte dei libri di cucina ti consiglia una farina di tipo 0 o 00. Ma qui entra in gioco il dettaglio che cambia davvero il risultato: la forza della farina, indicata con la lettera W sulla confezione. Questo valore ti dice quanto l'impasto può allungarsi senza strapparsi e quanto bene trattiene i gas della fermentazione.

Se usi una farina con forza bassa (W inferiore a 170), l'impasto sarà difficile da stendere, si strapperà e non riuscirà a trattenere bene la lievitazione. Risultato? Una pizza piatta e dura, tutt'altro che invitante. Se invece scegli una farina con forza media-alta (W tra 200 e 300), avrai un impasto elastico, facile da stendere, che lievita in modo uniforme.

Mi ricordo un cliente che mi chiedeva sempre perché la sua pizza non veniva come la mia. Un giorno sono andato a casa sua e ho guardato le sue farine: usava una farina debole, quella che compra per fare i dolcetti. No, no, no - per la pizza serve una farina diversa.

Le diverse tipologie di farina e quale scegliere

In Italia abbiamo varie classificazioni: la farina 00, la farina 0, la farina 1 e la farina integrale. La differenza è nel grado di raffinazione, ovvero in quanta crusca rimane nel prodotto finale. Per la pizza, la farina 00 è generalmente la più versatile perché offre un buon equilibrio tra resa e lavorabilità.

Ma qui viene il vero gioco: dovresti cercare sulla confezione non solo il tipo di farina, ma anche la percentuale di proteina e il valore di forza W. Se vedi scritto "12% di proteine" e "W 300", allora hai trovato una farina adatta alla pizza. Ricorda che il grano tenero italiano ha caratteristiche diverse rispetto a quello che viene coltivato in altre parti del mondo, e questo influisce sulla composizione finale.

Per una pizza Napoletana autentica, i maestri pizzaioli usano farine con W tra 250 e 320. Per una pizza più casalinga e meno impegnativa, vanno bene W tra 200 e 250. Se sei alle prime armi, non superare i 250: lavorerai in modo più comodo.

Personalmente, nella trattoria abbiamo sempre usato farine locali, da molini lombardi che controllano ogni fase della produzione. Non è snobismo, ma consapevolezza: conosci l'origine, conosci le variabili. Questo ti permette di prevedere come reagirà l'impasto.

I dettagli che fanno la differenza: umidità e stagione

Ecco un altro segreto che la maggior parte dei ricettari non ti racconta. La stessa farina non si comporta allo stesso modo tutto l'anno. D'estate è più secca, d'inverno è più umida, perché assorbe l'umidità dell'aria. Questo significa che la ricetta che funziona perfettamente a luglio potrebbe non funzionare a febbraio.

Quando aggiungi l'acqua all'impasto, la quantità giusta non dipende solo dalla ricetta, ma anche dall'umidità della farina che stai usando. Io consiglio di partire con il 65% di acqua rispetto al peso della farina e poi regolare gradualmente. Se vedi che l'impasto è troppo secco, aggiungi acqua a cucchiai. Se è troppo molle, è tardi: la prossima volta parti con meno acqua.

Un altro dettaglio importante è la conservazione della farina. Se la tieni in un luogo umido o caldo, deteriora più velocemente e perde le sue proprietà. Io la conservo in contenitori ermetici in un luogo fresco e asciutto. Una farina conservata male è una farina che non funzionerà mai come dovrebbe.

La fermentazione dell'impasto è strettamente legata anche alla farina che scegli. Una farina debole fermerà più velocemente, una forte ti dà più margine di tempo. Se hai poco tempo, scegli una farina con W inferiore. Se puoi lievitare lentamente in frigorifero, una farina forte è l'ideale.

Il consiglio pratico da chi ha testato tutto

Dopo decenni di cucina, il mio consiglio è questo: non seguire ciecamente una ricetta trovata online. Prova con una buona farina di tipo 00 con W tra 210 e 250, un rapporto di acqua al 65%, e osserva il comportamento dell'impasto. Ogni farina è leggermente diversa, ogni cucina ha umidità diversa, ogni mano è diversa.

Quando lavori l'impasto, deve risultare liscio e elastico, non deve attaccarsi alle mani ma neanche essere asciutto come la sabbia. Deve riprendersi quando lo tocchi, come una pelle giovane, non deve restare impronta.

Non è magia, è solo consapevolezza. E la consapevolezza inizia da una buona farina.

Silvia Malvasia
Silvia Malvasia

Silvia ha dedicato trent’anni alla cucina in una tipica trattoria lombarda gestita con i fratelli. Ora, in semi-pensione, scrive di ricette regionali e dieta mediterranea, condividendo aneddoti sugli ingredienti genuini e le tradizioni tramandate dalla sua famiglia.