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Grassi buoni e cattivi: la distinzione pratica per una dieta più sana

Tommaso Riccobonidi Tommaso Riccoboni· 14/08/2026 07:07
Grassi buoni e cattivi: la distinzione pratica per una dieta più sana

Quando pensi ai grassi, probabilmente ti senti tirato da due parti: da un lato sai che sono calorici, dall’altro ti dicono che senza grassi buoni non vai lontano. È un dubbio legittimo. Io ho imparato a distinguerli nei frutteti delle Langhe, tra noccioleti e vecchie varietà di mele, dove il sapore racconta la sostanza: non tutti i grassi si equivalgono, e la scelta giusta cambia davvero come ti senti, cosa digerisci e quanto a lungo resti sazio.

Il problema, come lo vivi tu

Vai al supermercato e ti ritrovi davanti a scaffali di oli, creme spalmabili e prodotti “light”. Le etichette promettono salute, ma sul piatto finiscono spesso fritti stanchi, condimenti scialbi o, peggio, grassi nascosti nelle merendine. Il rischio è duplice: demonizzare tutto o, al contrario, fidarti del marketing. Il risultato? Cucina incerta, energia che cala, analisi del sangue ballerine.

La soluzione è una distinzione pratica: quali grassi scegliere ogni giorno, quali limitare e come usarli in cottura e a crudo. Con criteri chiari, non con mode.

I criteri di scelta, uno per uno

Per orientarti usa queste quattro lenti: origine, profilo di acidi grassi, grado di lavorazione e uso in cucina.

1) Origine

- Vegetale integrale: olive, frutta secca, semi oleosi e avocado. Sono le fonti primarie dei grassi da preferire.

- Animale: latte e carni. Offrono saturi e, in piccole quantità, nutrienti utili. Qui serve misura e qualità.

2) Profilo di acidi grassi

- Monoinsaturi: il campione è l’olio extravergine d’oliva (EVO). Sostengono cuore e vasi, aiutano a controllare la glicemia, reggono bene la cucina quotidiana.

- Polinsaturi: omega-3 (pesce azzurro, noci, semi di lino e chia) e omega-6 (oli di semi). Gli omega-3 sono protettivi; gli omega-6 vanno bilanciati, perché in eccesso alimentano l’infiammazione di basso grado.

- Saturi: burro, formaggi, carni grasse, olio di cocco. Non sono “il male”, ma non devono dominare il piatto.

- Trans: da evitare quando industriali (idrogenati o parzialmente idrogenati). Quelli naturali dei ruminanti sono presenti in tracce, ma non li inseguire: non aggiungono valore pratico.

3) Lavorazione

- Spremitura a freddo, raffinazione minima e assenza di additivi: è ciò che vuoi in dispensa. L’EVO vero profuma di erba e mandorla; un olio troppo neutro spesso è raffinato.

- Etichette chiare: diffida di “grassi vegetali” senza specifica. Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 impone l’indicazione dell’origine del grasso; se leggi “oli vegetali (palma, girasole…)” sai cosa stai comprando.

4) Uso in cucina

- A crudo: privilegia EVO e oli ricchi di omega-3 (lino, canapa) usati a freddo. Per il pesce azzurro, basta un filo d’olio e limone.

- In cottura: serve stabilità termica. L’EVO di qualità regge la padella domestica; per fritture occasionali meglio oli con alto punto di fumo (arachide raffinato) o ghee. Tieni la fiamma moderata.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

- Fare la guerra a tutti i grassi: tagli le calorie ma perdi sazietà e gusto. Risultato: spuntini continui e piatti tristi.

- Credere che “di semi” significhi leggero e sano: molti oli di semi sono sbilanciati su omega-6 e molto raffinati. Se li usi, scegli la versione “alto oleico” e alterna con l’EVO.

- Ignorare l’etichetta: “senza olio di palma” non significa automaticamente meglio. Cerca “idrogenato” o “parzialmente idrogenato”: è un campanello d’allarme per i grassi trans.

- Fritture ricorrenti con olio riutilizzato: l’olio degradato ossida, irrancidisce e peggiora gusto e salute. Filtra e limita i riusi, o meglio cambia olio.

- Spremute esotiche di moda senza criterio: l’olio di cocco ha tanti saturi; va bene per ricette specifiche, non come base quotidiana.

Cosa mettere nel carrello, cosa lasciare sullo scaffale

- Scegli: olio extravergine d’oliva italiano o mediterraneo, con annata e cultivar; noci, nocciole (se trovi la Tonda Gentile delle Langhe, riconosci profumo e croccantezza), mandorle; semi di zucca, lino e sesamo; pesce azzurro (alici, sardine, sgombro); yogurt e formaggi a latte intero ma dosati; uova da allevamenti trasparenti.

- Limita: burro in grande quantità, carni processate, formaggi grassi tutti i giorni.

- Evita: snack con oli idrogenati, margarine industriali, creme spalmabili dove lo zucchero viene prima dell’olio nelle liste ingredienti.

Una nota da chi ha passato inverni a potare nei noccioleti: la frutta secca è un concentrato di territorio. Due cucchiai di nocciole tostate aggiunti a un’insalata con radicchio e mele antiche ti danno croccantezza, grassi buoni e un profilo aromatico che non stanca.

Come cucinare senza perdere qualità

- Padella quotidiana: EVO medio-intenso, fiamma moderata, tempi brevi. Verdure saltate, uova strapazzate, pollo in casseruola: il profumo regge e il fumo non arriva.

- Forno: arrosti e verdure con un filo d’EVO e erbe. Le patate al forno diventano dorate senza inzupparle.

- Frittura occasionale: olio di arachide raffinato o ghee, temperatura controllata (170-175°C), pezzi piccoli, niente riusi infiniti.

- A crudo: finiture con EVO, olio di nocciola o di semi di zucca per piatti freddi. Gli oli ricchi di omega-3 (lino) usali solo a crudo, una cucchiaiata, e conservali in frigo.

Le quantità giuste, senza contare ossessivamente

L’OMS suggerisce che i grassi totali restino tra il 20 e il 35% dell’energia quotidiana, con saturi sotto il 10% e trans il più vicino possibile a zero. In pratica: per un adulto attivo, 2-3 cucchiai di EVO al giorno, una manciata di frutta secca (25-30 g), pesce azzurro 2 volte a settimana, latticini interi ma non quotidiani e porzioni di carne ridotte.

Ricordati l’equilibrio: aumenta gli omega-3 (pesce azzurro, noci, semi di lino) e riduci l’eccesso di omega-6 tipico dei prodotti ultraprocessati.

La mia presa di posizione

Se fossi al posto tuo, farei dell’olio extravergine d’oliva il perno del condimento, scegliendo una bottiglia tracciabile, profumata, con acidità bassa e conservandola al riparo dalla luce. Alternerei le fonti: pesce azzurro, frutta secca e semi. Uscirei dal bianco e nero: un pezzetto di burro buono, in una cucina equilibrata, non è un peccato. Ma i grassi trans industriali non entrerebbero mai in casa.

E, per gusto personale maturato tra i filari di nocciolo, punterei su piccoli produttori: lì trovi il carattere dei territori. Un olio EVO da cultivar locali, una nocciola ben tostata, un formaggio di alpeggio hanno profili di grassi e aromi che ti fanno mangiare meno e meglio.

Checklist operativa

  • Base quotidiana: olio extravergine d’oliva di qualità, 2-3 cucchiai al giorno.
  • A crudo: noci o nocciole (25-30 g) e olio di semi ricchi di omega-3 solo a freddo.
  • Pesce azzurro: 2 porzioni a settimana per gli omega-3.
  • Etichette: evita “idrogenato/parzialmente idrogenato”. Preferisci oli specificati per nome.
  • Cotture: fiamma moderata con EVO; per fritture usa olio stabile e non riutilizzarlo più volte.
  • Bilanciamento: riduci snack ultraprocessati ricchi di omega-6; aumenta fonti naturali.
  • Quantità: saturi sotto il 10% dell’energia; trans prossimo a zero.
  • Dispensa viva: conserva gli oli al buio e al fresco; quelli ricchi di omega-3 in frigo.
  • Territorio: scegli frutta secca e oli da produttori trasparenti, riconosci profumi e annate.

Con questi criteri hai una rotta chiara: più sapore, più sazietà, meno marketing a guidare il piatto. La tua cucina parla meglio di salute quando i grassi raccontano da dove vengono.

Tommaso Riccoboni
Tommaso Riccoboni

Tommaso ha trascorso sei anni lavorando nei frutteti delle Langhe, maturando una grande conoscenza della frutta antica e dei sapori autentici. Racconta l’identità dei territori attraverso i loro prodotti e promuove il recupero di varietà dimenticate nei suoi articoli.